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Un testo vivente

Gli Yoga Sutra sono un testo sintetico e compatto, costituito da 195 aforismi: per secoli tramandati da maestro ad allievo oralmente, la loro forma scritta risale a un periodo vicino all’apparire del Buddhismo, VI secolo a.C.


Perché vivente? E’ un testo legato al vissuto assai più che un testo filosofico o di riflessione intellettuale. Se infatti ci confrontiamo con gli aforismi sul tappetino, dal nostro sentire, gradualmente il testo rivela il suo significato profondo. Chi li ha scritti e tutti coloro che li hanno trasmessi fino a noi ne hanno mantenuto il carattere di testo vivente, che tramanda un’esperienza viva, reale. Non tratta di ciò che si pensa su questo o quello, ma di ciò che si riscontra, di ciò che è.


Raccontano di una trasformazione interiore, del fatto che ci rendiamo conto, abbiamo la facoltà di essere coscienti, consapevoli di ciò che sperimentiamo. Poter essere consapevoli rivela che in alcuni momenti della nostra vita siamo svegli, ci siamo, mentre in altri siamo assenti, non siamo in noi.


Il testo degli Yoga Sutra si sviluppa intorno alla domanda: chi sono io realmente? E inoltre: lo stato della coscienza è suscettibile di trasformazione?

Le cause della trasformazione interiore non sono legate ad un accumulo di sapere quanto ad un approfondirsi della nostra capacità di consapevolezza, di esserci, qui ed ora. E’ questa capacità di ascoltare, di essere consapevoli che rivela il cambiamento. Poiché siamo, rileviamo i cambiamenti attraverso una diversa qualità di relazione con noi stessi.


L’evolversi di questa relazione è il cuore di ogni forma di cambiamento interiore.

“Nella pratica non è il movimento che libera, bensì la qualità della relazione che intratteniamo con esso” (Gerard Blitz). Possiamo essere nella mera esecuzione o arrivare ad un vero apprendimento: praticando si apprende che siamo capaci di ascolto, capaci di mantenere una relazione e che l’essere consapevoli ci permette di riconoscere e sottrarci alle abitudini. Sul tappetino iniziamo a gustare il momento in cui siamo presenti, sostenuti dalla nostra capacità di coscienza.


Gli Yoga Sutra sono suddivisi in quattro libri, Pada in sanscrito.


Il primo libro, Samadhi Pada, termine che significa “fusione”, perdita di un’individualità che si fonde nell’insieme, tornare Uno. Liberarsi dalla sensazione di separatezza, e man mano che lo “ sguardo” della coscienza si modifica, ci rendiamo conto che l’apparente indipendenza da tutto il resto non è reale, avviene una trasformazione da uno sguardo che separa, esclude, ad uno sguardo in grado di cogliere l’interconnessione, uno sguardo che include.


Il secondo libro, Sadhana Pada , significa percorso, via per interrompere l’ingranaggio della sofferenza, i mezzi per elaborare una trasformazione. La strategia è indicata in otto parti o aspetti, tutti connessi tra loro (Ashtanga Yoga).


Vibhuti Pada è il terzo libro, la parola Bhu significa “essere”, divenire, mentre la radice Vi significa “espansione”, irradiamento. Le qualità che emergono nel praticante non sono qualcosa che si ricerca, ma sono legate all’evoluzione, irradiano dalla coscienza, in un percorso di risveglio a ciò che siamo privo di attaccamento o rafforzamento dell’ego.


Il quarto libro, Kaivalya Pada, è dedicato alla libertà: si scopre di poter esistere senza essere il contrario o la contrapposizione di qualcosa, andando oltre la dualità. “Essere” come forma di libertà.

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