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Barbara Dolza

Mi sono avvicinata allo Yoga nel 1992, in un percorso di ricerca iniziato con le discipline orientali (in particolare con l'Aikido e il Kinomichi che ho praticato per 8 anni) e con la meditazione.

Ho incontrato il Maestro Thich Nhat Hanh, monaco vietnamita zen, il cui messaggio ha guidato la mia formazione e, poi, il mio insegnamento.

Diplomata insegnante Isyco, iscritta alla Yani, da anni proseguo la mia ricerca in Italia e in India con il dott. M.V. Bhole dell'Istituto Kaivalyadhama di Lonavla.

Sono stata accompagnata nella mia formazione da insegnanti quali Lucilla Monti, Antonio Nuzzo, Sandra Sabatini.

Seguo un percorso di approfondimento con Renata Angelini e Moiz Palaci dell'Associazione Italiana Raja Yoga di Milano.

Conduco corsi, seminari e stages di approfondimento di Raja Yoga, giornate di consapevolezza e meditazione nella tradizione Zen del maestro Thich Nhat Hanh.

Ho creato il centro di pratica Il Fienile nelle colline del Monferrato e nel 2008 ho fondato l'Associazione YogaSangha a Torino.

Laureata alla Facoltà di Lettere e Filosofia in Storia del Teatro, ho lavorato e ricercato nel campo del teatro dalla metà degli anni '70 come attrice, regista, insegnante. Nella mia attività teatrale sono stati punti essenziali la comunicazione, l'ascolto, il corpo che si esprime in movimento intrecciandosi col suono e la parola, la pausa e il ritmo.

La creazione artistica ha interagito costantemente con l'esperienza di formazione e insegnamento, intesa innanzitutto come preziosa occasione in cui ritrovare insieme la meraviglia, il contatto con se stessi, l'essere con gli altri.

Ben presto nasce un interesse all'Oriente, percepito come parte altra di noi stessi da riconoscere ed esprimere.

Pratico l'Aikido e incontro il Kinomichi; approdo alla Meditazione, dapprima la Meditazione Trascendentale, la Meditazione Vipassana, quindi la conoscenza del Maestro Zen Thich Nhat Hanh e del suo insegnamento mi conducono per mano verso una pratica di consapevolezza sempre più immersa nel quotidiano, alla riscoperta di ciò che siamo, ora e qui.

Dopo alcuni anni di pratica dello Hatha Yoga, il Raja Yoga giunge, quasi inaspettato, come un raggio di luce che rischiara e fa emergere le ombre. Come il "palcoscenico" è stato per molti anni il luogo dello sperimentare, del viaggio interiore, dell'esserci in alcuni frammenti senza tempo, in uno spazio dilatato, così il "tappetino" è il luogo in cui corpo e mente, nutriti dalla consapevolezza e condotti dal respiro, ritrovano l'unione, le proprie risorse, accogliendo ciò che c'è.

La pratica è il luogo interiore in cui sgombrare, deporre, ritrovare libertà, spazio, con costanza, pazienza e amorevolezza. E essere a casa.

Nel metodo d'insegnamento del Raja Yoga che propongo nei corsi e nei seminari mi oriento principalmente attraverso i principi di Gravità, Respiro, Compensazione, Progressione, Spazio delineati da Gérard Blitz, per costruire una sequenza che dia architettura all'incontro di pratica.

L'esperienza dell'ascolto del respiro, la rieducazione alla respirazione, l'evoluzione della propria attitudine posturale, il riconoscimento dei blocchi fisico-mentali e la loro trasformazione sono elementi portanti della pratica, nel percorso delineato dagli Yoga Sutra di Patanjali.

La trasformazione interiore, direzione della pratica, non dipende da un accumulo di sapere, ma dal rifiorire della propria capacità di ascolto, di essere in relazione con noi stessi e con quello che c'è, del lasciar andare le vecchie abitudini.

"Nella pratica non è il movimento che libera, ma la qualità della relazione che intratteniamo con esso." (Gérard Blitz).

Il Raja Yoga non ci chiede di essere in un modo particolare, ma di essere ciò che siamo, di momento presente in momento presente: di poter riconoscere la vecchia idea che abbiamo costruito di noi stessi, lasciarla andare e sentire. Si ri-trova uno spazio in sé e negli altri di gioia, qualsiasi siano le condizioni, di libertà.




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