"Piccoli spunti sul Raja Yoga” da riflessioni di Gerard Blitz e Jean Klein

Spesso si considera lo Yoga un fine, uno scopo. In realtà lo scopo è la Vita, lo Yoga è un mezzo, forse necessario per meglio comprendere e meglio vivere, per meglio essere in relazione con se stessi e con gli altri, per essere più disponibili.

Nella nostra società si è verificata una continua e crescente accelerazione della nostra vita. Essa nasce dagli automatismi e dall’assenza di coscienza, si è trasformata in un meccanismo di dispersione, frammentazione, superficialità.

Per arrestare la dispersione, la separazione, lo Yoga ci propone la coscienza di sé: la coscienza del proprio corpo, della sua regolazione ed equilibrio - asana -, la coscienza della propria respirazione, con l’integrazione del mentale col ritmo del corpo attraverso di essa -pranayama - , la coscienza dello stato che ne risulta, l’esperienza dello stato di meditazione – dhyana -.

Attraverso asana, pranayama, dhyana si può risvegliare e affinare ciò che è il bene più profondo della persona, la coscienza : asana e pranayama preparano lo stato di unità di meditazione nel quale si sperimenta l’infinità del presente.

Il nostro corpo funziona ad un ritmo molto lento, in gran parte involontario. La maggior parte delle nostre funzioni, tutti i grandi circuiti del corpo sono involontari, interdipendenti, essi formano un’unità.

Il nostro mentale, a causa degli automatismi dei meccanismi, si è separato e notevolmente accelerato. Il nostro funzionamento mentale si è completamente esteriorizzato. Il nostro pensiero “ci trasporta”, non seguiamo il ritmo del corpo; seguiamo il pensiero e violentiamo il corpo, il nostro sistema neurofisiologico viene “trascinato” e non abbiamo più pace.

“ Nell’esperienza di ascolto, esplorazione, senza aspettativa né giudizio gradualmente ci si scopre essere presenti, tranquilli, accoglienti: attraverso il silenzio della coscienza la nostra natura fisica e mentale cambia, si trasforma, i condizionamenti ai quali è sottomessa la nostra natura biologica, affettiva e psicologica si sciolgono. Non vi è nessuno a sorvegliare, a selezionare, nessun ego ad operare una scelta. Quando la vita non è sottoposta ad una scelta, ha la libertà di dispiegarsi. Non ci si attacca ad un aspetto a scapito di un altro, poiché non c’è nulla a cui attaccarsi. Quando comprendete qualcosa e la vivete senza dipendere dalla sua formulazione, ciò che avete compreso si dissolve nella vostra ricettività, il cambiamento si stabilisce da sé, il problema si risolve e la dualità cessa. Si dimora nella propria luce”. Jean Klein


Lo Yoga non è un sistema, è una proposta. Lo yoga non è un metodo, è una ricerca.

Nello yoga si scopre ciò che già esiste, a nuovi livelli, sempre più profondi e sottili.

Ciò che importa nella pratica non è solo quello che si fa, ma come lo si fa. La disponibilità all’esperienza è essenziale per trovare, ritrovare l’unità.

Lo Yoga ha un carattere positivo, ci aiuta a comprendere meglio la vita, e la pratica della vita non è asana e pranayama, essi sono i mezzi e la loro conseguenza è uno stato, un’esperienza concreta, che può essere trasferita in ogni momento della vita.

La pratica dello Yoga è uno stato di vigilanza e ascolto permanenti, essere risvegliati a quello che c’è, così com’è.