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Presenza e ascolto

La parola “praticare” sottintende generalmente un’abitudine. Dobbiamo adoperarla soltanto nel senso di diventare sempre più consapevoli del corpo e del mentale. Dobbiamo osservare che il corpo è un campo di paure, ansietà, difese e aggressioni. L’enfasi, tuttavia, non deve essere posta sul corpo, ma sulla presenza, sull’ascoltare. Ciò che importa è familiarizzarsi con il campo delle tensioni e vedere che l’immagine dell’io, che interferisce costantemente, non è separata da questo campo, anzi, gli appartiene. Quando questo è chiaro, la tensione non trova più complicità, la percezione è libera, l’energia si integra nella totalità. L’approccio tradizionale avviene attraverso l’ascolto del corpo, non tramite il suo asservimento… dominare il corpo è una violenza. Il vero arrendersi è liberarsi di ogni idea e permettere alla percezione di venirvi incontro nella vostra completa apertura, in una ricettività totale.

L’esplorazione del corpo mi condusse così a livelli sempre più profondi di rilassamento, e questo rilassamento portò all’estinzione degli schemi ripetitivi sia rispetto al corpo che al mentale. Nell’accogliere il corpo, nel dargli il benvenuto, divenni sempre più consapevole della percezione del “lasciare la presa”. Avendo perso la loro concretezza, gli antichi schemi del pensiero e dell’azione relativi alla falsa identificazione con il corpo non ebbero più presa. Semplicemente divenni consapevole della chiarezza, e da questa consapevolezza sgorgò naturalmente una trasformazione.


Jean Klein “La naturalezza dell’essere“


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